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Gli italiani preferiscono il mobile

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L’ultima ricerca del GlobalWebIndex parla chiaro: lo shopping online è diventata la prima attività attraverso smartphone e tablet: una rivoluzione che cambia il modo di interagire con l’esperienza d’acquisto e amplia le richieste di servizi correlati per rendere davvero personalizzato il bouquet di applicazioni e device utilizzate per portare a casa i beni più disparati.

Ne consegue, per esempio, che è fondamentale per i rivenditori ottimizzare i propri siti per il mobile visto che 1 consumatore su 2 sceglie di fare acquisti in movimento a livello globale e, nel continente europeo, l’acquisto di un prodotto online è stata l’occupazione del 38% degli intervistati tra i 16 e i 64 anni, sempre secondo la ricerca.

Cara vecchia televisione

Sempre dal Global Web Index arriva inoltre l’altro trend di interesse.

Richiamando il report 2017 stilato da Mary Meekers, lo scorso anno ha segnato il sorpasso di internet sulla tv in relazione al tempo impiegato sul mezzo.
Risalendo la china, questa seconda ricerca fornisce indicazioni rispetto all’utilità di allocare risorse in advertising sull’uno o sull’altro mezzo.

Il tempo speso guardando la tv, si legge, sale proporzionalmente all’aumentare dell’età anagrafica: i marchi arrivano a far parlare di sé attraverso questo mezzo.
Tutto vero, fino a quando non si scende nella fascia tra i 16 e i 24 anni: le persone all’interno di questa forbice, infatti, possono essere più facilmente raggiunte allocando le risorse pubblicitarie su Facebook visto che già oggi passano meno di un’ora e mezza davanti alla televisione.

Questo segmento arriva a comprendere anche coloro che si collocano tra i 25 e i 34 anni che affermano di aver avuto modo di conoscere i diversi brand in maggior misura attraverso le pubblicità online benché abbiano dimestichezza con la televisione.
Diamo qualche numero per meglio chiarire questo concetto: i ragazzi tra i 16 e i 24 anni passano circa 8 ore online, usando qualsiasi tipo di device in loro possesso, e affermano di aver visto una determinata pubblicità in percentuale identica attraverso la tv e l’online, diversamente da tutte le altre fasce d’età prese in considerazione.

Al perpetrarsi di questo trend, il mondo a cui siamo esposti risentirà presto in misura maggiore dell’immagine offerta online rispetto a quella pensata per viaggiare sugli schermi televisivi.

Le ricadute

Il riflesso della medaglia è quello evidenziato dall’Agcom nella Relazione annuale del 2017: dopo un decennio di contrazione, i ricavi nell’ambito delle telecomunicazioni riprendono a crescere dell’1,5% attestandosi a 53,6 miliardi di euro e aumenta di circa l’1% la spesa di famiglie e imprese in servizi tlc. Deciso l’incremento dei ricavi da rete mobile, pari al 2,4%, e si espande nel settore dei media la fetta di mercato occupata dall’online (+14,8%).

Il nodo cruciale è quello dell’engagement. Le persone tra i 14 e i 34 anni accedono a internet nel 92% dei casi e, grazie alla duplicazione delle connessioni disponibili per ciascun individuo, sette volte su dieci con una frequenza giornaliera e prevalentemente fuori dalle mura domestiche.

Gli adulti over 50 dedicano più tempo ai video (time shifted, VoD) e all’informazione (quotidiani digitali, news online), mentre quelli nella fascia 16-24 alla comunicazione, soprattutto social, al gioco e alla musica.

I conti in tasca

Sulla base dei dati emersi a livello globale e nazionale dagli studi statistici, si può leggere un cambio di tendenza che in breve inciderà sulle scelte d’acquisto sia dei consumatori finali rispetto agli strumenti di cui dotarsi sia degli operatori rispetto ai mezzi di cui servirsi per intercettare i target di interesse.

Ai sistemi audio-video per la televisione si preferiranno apparati strutturati per personal computer e devide mobile?

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